Una giornata tipo
Ultima modifica: 13 July 2026
Giornata di addestramento e allenamento sportivo: un resoconto
Avendo fatto un po’ di pratica sia con la stenografia sia con il dittafono, volevo raccontare, come se fosse una telecronaca, quella che potrebbe essere una mia giornata tipo di attività sportiva, non durante un periodo di vacanza, ma in un normale periodo di lavoro. Sono le 4:30 del mattino, mi sono svegliato circa 30 minuti fa e oggi ho in programma un allenamento di fondo di soli 70 minuti, quindi non un periodo lunghissimo, però comunque più lungo dei soliti 40-50 minuti che svolgo due o tre volte alla settimana. Normalmente, nel piano di allenamento che seguo, sono previsti due tipi di settimane: la settimana A con tre allenamenti da 45 minuti + uno più lungo e la settimana B con due allenamenti da 45 minuti e uno più lungo.
Questa è la settimana B.
Ciò vuol dire che ho già effettuato in precedenza durante la corrente settimana un allenamento da 45 minuti di fondo lento, uno da 45 minuti di fondo con il protocollo norvegese, ovvero quattro ripetute da 4 minuti intervallate da 3 minuti di recupero, più ovviamente i canonici 10 minuti di riscaldamento e 10 di defaticamento, per un totale di circa 48 minuti abbondanti.
Piccola divagazione “carioscandinavica”
In questi giorni non ci sono dubbi che un inciso sulla metodologia sportiva norvegese o comunque in senso lato nord-europea-scandinava sia d’obbligo. Non abbiamo mai avuto timore di considerare la Norvegia come uno dei paesi di riferimento per gli sport invernali, su questo ci sono pochi dubbi, però è evidente che anche in altri sport, come il calcio, siamo ormai a dei livelli effettivamente piuttosto alti, nonostante lo scandalo che molti hanno potuto seguire in diretta del campionato del mondo di salto con gli sci nella stagione 2024-2025, dove ci sono state effettivamente delle bruttissime frodi sportive da parte della nazionale maschile della Norvegia. Tutto il resto però sembrerebbe essere stato sviluppato in un contesto piuttosto sano. Parlo dello studio Hunt e parlo anche di quell’influenza tutta nordica che arriva dalla Finlandia, partita grazie al professor Karvonen nell’università di Helsinki: tutto questo ha sicuramente portato dei benefici al movimento sportivo del Regno di Norvegia che ancora oggi sono visibili e possono essere considerati alla stregua di un grande successo. La vittoria contro il Brasile della notte tra il 5 e il 6 luglio 2026 italiana è qualcosa che probabilmente passerà alla storia anche se — qui devo ripromettermi di andare a verificare — da un punto di vista storico è già successo, mi facevano notare degli amici dell’Est Europa in una chat di WhatsApp che teniamo in Esperanto, anche con partecipanti del Sud America, che la Norvegia ha sempre vinto nelle partite di calcio contro il Brasile. Non so se questa è una statistica che viene da sistemi meno importanti dei mondiali, come partite amichevoli o campionati minori, però comunque è qualcosa che è interessante considerare.
Torniamo a livelli più “interregionali”
La fine della settimana è quindi il momento di un allenamento più lungo: oggi si prevedono 70 minuti, quindi un’ora e dieci di fondo lento.
È mattina, periodo estivo, chiaro di luna; probabilmente riuscirò a correre senza la lampada frontale, perché sto già notando le prime luci dell’alba.
Questo è un piccolo vantaggio, poiché non è che la lampada frontale dia fastidio, però successivamente, con la luce, portarsi in testa la fascia è assolutamente superfluo.
Inoltre non è proprio giornata di luna piena, però c’è un chiarore lunare adeguato che probabilmente, anche durante la notte — che era molto più buia di adesso: sono le 4:35 — permetteva comunque un minimo di visibilità.
Tanti anni fa, non so se è vero, alcuni colleghi francesi ricordavano che di notte, al chiaro di luna, riuscivano anche ad effettuare operazioni di volo con aerei ed elicotteri sui ghiacciai, dove il buio è effettivamente più intenso: non li ho mai visti personalmente, quindi non posso dire se questa fosse una realtà assoluta o se invece fosse qualcosa di completamente inventato o comunque un po’ ingigantito, come spesso accade.
È bene sapere che comunque il chiaro di luna permette effettivamente un minimo di visibilità notturna anche quando non c’è un’illuminazione artificiale nelle aree considerate: in montagna ci sono dei momenti in cui di notte le fotografie a lunga esposizione possono essere davvero spettacolari, grazie solo al bagliore lunare o comunque a delle fonti luminose molto poco intense.
L’angolo del tempo
Parlando di meteorologia, siamo ancora interessati da un’alta pressione piuttosto calda: il vero motivo per cui esco a quest’ora del mattino è principalmente la necessità di fare molte altre cose durante la giornata, però in realtà non fa male neanche il fresco della mattina, che è sicuramente favorevole.
Qualcuno dice che è impossibile fare un’attività sportiva aerobica come la corsa con alta temperatura; molti dicono che sopra i 30 gradi non si dovrebbe correre: è una questione molto personale che dipende da persona a persona.
Io personalmente non ho difficoltà a correre con più di 30 gradi, anche se effettivamente ci sono degli effetti collaterali che non possono essere dimenticati.
Bisogna prestare moltissima attenzione sia all’irraggiamento solare sia al caldo eccessivo, che può comportare disidratazione e altri problemi.
Quindi ancora una volta è l’esperienza o la guida di un allenatore professionista che può fare la differenza tra tentare stando male e riuscirci.
L’obiettivo, ovviamente, è riuscire.
Un altro degli obiettivi è quello di non stare male, nel senso che lo vedo troppo spesso: ci sono convinzioni quasi neostoiciste secondo le quali lo sport è fatica e malessere, ma questo non è assolutamente vero.
Io ritengo che l’attività sportiva debba assolutamente essere fatta quando porta dei benefici e non faccia in nessun caso né stare male né avere problemi fisici, perché tutto quello che ci possiamo permettere è avere un po’ di fiatone, appena un po’ di stanchezza e di fatica, ma molto leggeri; se no stiamo sbagliando qualcosa.
La gradualità è la chiave che permette di continuare a effettuare questa attività nel tempo, senza poi avere degli stravolgimenti: già normalmente è possibile ogni tanto avere qualche acciacco; se poi andiamo anche a cercarli di proposito, guai: questa non è praticamente mai una buona idea.
Torniamo ai riporti di posizione
Ora mi sto recando nei pressi dell’arena, dove c’è tutta la struttura sportiva che utilizziamo sia per gli allenamenti sia, ogni tanto, per le gare.
Mentre passo, scorgo quelle che sono le zone in cui l’allenamento verrà effettuato.
Vista la visibilità e tutto il resto, possiamo sicuramente pensare di effettuare un allenamento su strada.
Adesso ci sono già le prime luci dell’alba, quindi il problema buio non dovrebbe essere così drammatico, considerando anche che ci vorrà una mezz’oretta per arrivare in queste zone dopo la partenza dall’arena.
La luminosità è sicuramente sufficiente, quindi probabilmente lasceremo la lampada frontale nello spogliatoio.

Post training
Eccoci finalmente al completamento della sessione, in risalita (avete notato l’altimetria?).
Oggi, in realtà, ero uscito per fare un’ora e dieci ma ho corso per oltre un’ora e un quarto per via, probabilmente, di un errore mio, in quanto speravo di riuscire a fare un percorso ma poi ne ho pianificato uno più semplice per paura di una discesa che i trail runner definiscono tecnica: io, in realtà, la definisco semplicemente ripida e scoscesa, ma veniamo al punto con ordine… parleremo di tutto dopo.
Adesso, a tre minuti dall’allenamento, sono passato da una frequenza di 155 battiti a una di 101: questo va bene considerando che ho guadagnato 41 punti PAI e sono sul totale di 179.
Probabilmente in giornata ne guadagnerò almeno un altro; facciamo cifra tonda: andiamo a 180, ma questo non è più un problema: l’importante, secondo lo studio Hunt, è mantenere sempre un livello di PAI — che ricordo sta per Personal Activity Intelligence — superiore a 100.
Veniamo alla descrizione del percorso…
Sono partito in prossimità della Wojtyla Arena, nella collina di Torino, in un paese che si chiama Cambiano.
Strapomodoro!
Tra l’altro — correndo, faccio un inciso — ho visto i manifesti di una manifestazione sportiva che si svolgerà a settembre: ha un nome carino, si chiama StraPomodoro ed è una corsa sia competitiva sia non competitiva di circa 10 km. Il percorso non sarà molto probabilmente quello che ho fatto io oggi, ma sarà comunque interessante partecipare qualora dovessi mai avere una giornata libera quella domenica, cosa improbabile, ma potrebbe essere comunque una buona idea prendere parte a questa edizione o a una delle edizioni dei prossimi anni.
Perché, alla fine, queste corse di paese — che poi di paese non sono, in quanto questa in particolare è organizzata benissimo dalla Pro Loco e dalle associazioni sportive locali — mi piacciono davvero molto di più di tante gare anche più blasonate, come mezze maratone o maratone. La maratona comunque si terrà a novembre a Torino e spero proprio di riuscire ad arrivarci con una forma decente tale da poter partecipare, visto che probabilmente avremo anche una piccolissima parte nell’organizzazione di questo evento.
Detto questo, mi piacciono tantissimo anche queste gare molto più semplici, ma non per questo meno impegnative, soprattutto perché i 10 km sono gare veramente tirate.

Torniamo sul percorso
Il mio percorso di stamattina doveva essere una decina di chilometri.
- Sono partito dall’arena Wojtyla e poi ho seguito una bella strada in parte sterrata e in parte no: si chiama Blue Way, una serie di percorsi, soprattutto ciclabili, nella collina, nell’hinterland torinese, veramente interessanti. Si possono trovare tutti sul sito della rete Blu Way, al quale allego il link.
- Sono partito pensando di fare, appunto, un’ora e dieci, nulla di molto particolare.
- Sono partito da Cambiano, sono uscito dall’arena, ho imboccato la Blue Way in direzione di Chieri e anche di Pecetto…
Poi a un certo punto mi sono un po’ staccato dalla Blue Way, perché in località Madonna della Scala ho proseguito sull’asfalto e, come indico anche qui sulla cartina, ho effettuato un giro in senso antiorario attorno a una prima collina per allungare un po’ il percorso.
La luce era sufficiente, però la prima salita nel bosco alle 5 del mattino a luglio, all’inizio di luglio, era piuttosto buia — adesso sono le 6:15, tra l’altro, e ci sono 18 gradi.
Per fortuna è una salita e quindi non c’era tanto da vedere dove si mettevano i piedi.
Sono riuscito a salire, scollinare, passare in costa dove è tutto un susseguirsi di salite e discese molto interessante, un mini trail a tutti gli effetti, perché tra l’altro l’asfalto lì non c’è più.
In seguito dalla cima della collina, ancora mantenendo il senso antiorario, sono risceso a bomba su una discesa molto corribile verso Madonna della Scala, dalla quale pensavo di tirare ancora dritto verso Cambiano, all’arena Wojtyla.
In realtà, visto che mi sentivo bene ed era presto, i tempi erano ancora abbondantemente sotto i 30 minuti, ho scelto di mantenere a destra, risalire su un’altra collina ed effettuare un altro passaggio della Blue Way allargandomi e passeggiando su un po’ di sterrato.
Avevo paura di una discesa molto poco corribile, ripeto, i trail runner la chiamano tecnica, io la chiamo ripida e scoscesa: sono molto pratico di montagna, oltre ad aver fatto il pilota alpino per tanti anni, pratico ancora salto con gli sci che, a differenza dei paesi nordici, qua da noi viene fatto assolutamente in montagna, sui trampolini di fondovalle, ma sempre in montagna. Quindi non ho paura a camminare su sentieri scoscesi, scale e quant’altro, ma quello veramente scosceso per fortuna è molto più a nord di quello che ho fatto io oggi: stavo addirittura cercando di non accelerare troppo per non ritrovarmi, con poca luce, su un terreno che di colpo diventasse in pendenza, quasi come dentro un buco, ma non c’è stato problema, perché tutta la discesa tra la collina sopra Madonna della Scala e la strada che scende da Pecetto Torinese verso Cambiano, di fatto, è corribile.
Attraverso la strada, passo sulla destra e di nuovo salgo su uno sterrato, una strada agrosilvopastorale molto bella, molto larga, molto corribile, ma con tutto un susseguirsi di saliscendi.
Sono arrivato a quel punto in prossimità del luogo più alto del percorso, ho superato la mezz’ora di tempo e, con tutti questi saliscendi, nonostante il dislivello totale fosse ancora positivo, andavo a poco meno di 6 minuti al chilometro, che per me è un’andatura veramente lenta e rilassante.
Nonostante questo, con tutti quei saliscendi, un po’ nelle gambe sentivo qualcosa che cominciava a farsi strada.

A quel punto, però, siamo quasi arrivati: tendenzialmente in discesa, mi lascio portare di nuovo verso Cambiano, entro nel paese, ritorno all’arena Wojtyla: nella pista d’atletica dell’arena, che è una pista corta ma molto bella, aperta a tutti — soprattutto la cosa bella è questa: qui non è un centro sportivo super attrezzato dove servono prenotazioni e per questo aggiungo un plauso al Comune di Cambiano — è semplicemente un parco attorno al quale è stata tracciata una bella pista da 250 metri: è una pista di quelle che adesso non si chiamano più piste indoor ma piste corte — nella quale si può tranquillamente correre a tutte le ore del giorno e della notte senza neanche cambiare le scarpe: io, ad esempio, venivo da quello che a tutti gli effetti può essere un piccolo trail, perché ho fatto più sentiero che strada e mi sono messo a correre in pista direttamente senza neanche fermarmi entrando nel cancello.
Questa è una delle bellezze di queste strutture, che devo dire, in Piemonte, oltre a Cambiano, ho trovato solo a Volvera, sempre in provincia di Torino, dove spesso mi capita di lavorare per la scuola di volo: anche lì c’è una pista un po’ particolare, perché non è un ovale, è un po’ più quadrata, ma comunque percorribile. È anche bello perché spesso ci sono società di atletica giovanile che si allenano lì: vedo marciatori molto forti, ragazzi che corrono molto bene, veramente bravi. Bellissimo allenarsi con loro. Sono anche piuttosto gentili, perché non hanno paura di avere una corsia delle sei occupata da persone che non appartengono alla loro società. A parte questo, ci sono anche persone che camminano e mantengono — insomma — un ambiente molto bello, molto sano, molto positivo: vale la pena frequentarlo durante gli allenamenti, rispetto ad altri posti dove ci sono persone che pensano soltanto a cose anche poco rilevanti nello sport.

Non è utile, infatti — se non siete antichi scultori greci — avere una forma intesa non come livello di fitness ma proprio come geometria muscolare, bella da vedere quando non serve anche a qualcosa di tecnico…
La giornata prosegue
Bene, ora sono le 6:20, sono già arrivato a casa, pronto per cominciare questa giornata operativa, che mi vedrà sicuramente alle prese con un po’ di trascrizioni dal Teeline, quindi dalla stenografia, alla tastiera Dvorak per sistemare alcuni file di tutto quello che è successo in settimana: praticamente digitalizzo i miei appunti in questo modo, e anche qui il tempo è veramente, veramente poco. Ci metto pochi minuti ad ottenere pagine e pagine di materiale. Sono molto soddisfatto del sistema che mi sono creato da solo per tutto questo, e non vedo perché non utilizzarlo: non vedo perché molto spesso sport e lavoro non vadano di pari passo, anche perché durante l’attività sportiva — sarà l’ossigeno che affluisce anche al sistema nervoso centrale — ma devo dire la verità, mi vengono sempre delle belle idee da usare sul lavoro. Faccio un inciso: in questi giorni, su alcuni gruppi, tipo gruppi Facebook, ovviamente, di gente che va in montagna una volta all’anno, due volte all’anno. C’è qualche gag in cui si vedono i segnavia italiani, di solito bianchi e rossi, che di solito si trovano sugli alberi, sulle rocce, per poter seguire i sentieri. E in Italia, da sempre, sono bianchi e rossi. A questo punto, molti dicono: «Ma perché c’è la bandiera della Polonia ovunque sulle nostre montagne?». E ovviamente io dico: «No, guardate che se mi mettete a testa in giù, diventa la bandiera del Principato di Monaco». Ma, detto questo, anche nel percorso di questa mattina, i segnavia erano abbastanza ben definiti e sono proprio bianchi e rossi. Pensavo a questo. In effetti, la Polonia non ha mai portato nulla di male da un punto di vista sia sportivo, sia culturale, sia religioso. Pensiamo all’Esperanto, pensiamo alla Chiesa Cattolica, pensiamo al salto con gli sci. Non necessariamente in questo ordine di importanza. Però fondamentalmente, qualche collegamento tra Italia e Polonia c’è, nonostante nella storia i due paesi abbiano seguito traiettorie piuttosto diverse che si sono incrociate forse dagli anni ‘40 del ‘900, ma prima non tantissimo, o almeno a mia memoria, o quello che posso ricordarmi dai libri di storia. E qui apro una nota: devo verificare se questa affermazione è in qualche modo corretta, oppure se quando a Torino incontro il professor Barbero, mi prendo un rinvio a settembre. Ma da un punto di vista sicuramente culturale, i legami ci sono e sono forti, fortissimi; e da un punto di vista sportivo anche. Anzi, io con le squadre polacche di salto con gli sci sono davvero amico: sono persone simpaticissime, ogni tanto scherziamo su cose molto italiane come il caffè. E infatti, che io abbia una conoscenza dell’Esperanto aiuta, anche se molti in Polonia non sanno nemmeno che la città in cui è nato l’Esperanto, di fatto, è Varsavia. Ma c’è anche la città natale di Ludwig Zamenhof, l’inventore dell’Esperanto: quando lo inventò forse era ancora in Bielorussia, ma oggi Białystok è al cento per cento una città polacca. Purtroppo la Polonia ha vissuto tanti momenti di invasione e la geografia, quindi, non è sempre potuta essere quella di oggi. Ma detto questo, il fatto che abbiamo i segnavia bianchi e rossi e quindi tecnicamente una bandiera simile a quella della Polonia, un po’ ovunque sulle nostre montagne, a me non dà, per esempio, nessun fastidio.
Sono passate nemmeno due ore e alle 10 sono già pronto per quella che è una vera colazione di lavoro, cioè una colazione post allenamento, ma già operativa con i clienti dell’Advanced Air Mobility Academy. Oggi ci occuperemo della redazione di tutta una serie di manuali obbligatori degli operatori, vengono sviluppati anche in un articolo dedicato e per fare questo ci siamo trovati effettivamente in un ottimo bar della collina torinese nel quale stiamo verificando a quattro mani quella che è la struttura organizzativa dell’operatore UAS in questione al fine di poter iniziare la stesura del manuale operazioni per colui che dovrà poi effettuare operazioni specializzate in categoria specifica con una flotta moderna di UAS in conformità con il regolamento europeo. Per fare questo abbiamo circa un impegno di 30 minuti di analisi dell’organizzazione durante la quale, attraverso il Teeline, tecnica stenografica di origine inglese che in qualche modo sono riuscito ad adattare all’italiano (il progetto di adattamento all’italiano non è mai andato in porto — è stato fatto per il francese, per il tedesco, per tantissime altre lingue, ma per l’italiano no — quindi ho dovuto arrangiarmi da solo con risultati ancora perfezionabili ma comunque non da buttare via), ho tracciato una serie di richieste che poi farò successivamente via mail all’operatore per concludere le parti che non è stato in grado di fornirmi, unite alla compilazione di un modulo che, una volta che ci verrà mandato, verrà utilizzato dal nostro software per inserire nel manuale una serie di cose noiose come la lista delle pagine effettive, le date di effettività delle modifiche e quant’altro, perché purtroppo durante la scrittura dei testi tecnici sono proprio queste le operazioni che richiedono tanto tempo e permettono di essere automatizzate in maniera pesante, così come abbiamo fatto, proprio per lasciare a chi fa questo tipo di lavoro, che fondamentalmente è di tipo intellettuale, la possibilità di utilizzare le proprie risorse mentali per cose più importanti rispetto alla compilazione di tabelle con date e versioni che un computer sa gestire in maniera molto accurata e con tempi di compilazione infinitamente minori di quelli delle persone.
Sono le 11, ormai sono rientrato alla base e praticamente nel giro di 15 minuti vengono già generate la lista delle pagine effettive, il manuale completo per uno scenario standard STS-01 e un PDRA-S02 in quanto l’operatore ancora non dispone, come tutti gli altri, di un UAS con un marchio C6: questo è abbastanza normale e di conseguenza questa è la struttura un pochino classica dei manuali che la maggior parte delle persone sta utilizzando in questo periodo. Terminata quindi la compilazione e verificato che tutto quello di cui abbiamo parlato con l’operatore sia stato correttamente inserito all’interno della documentazione tecnica, predispongo l’invio telematico allo stesso attraverso un sistema di posta elettronica andando anche a richiedere tutte le parti che saranno oggetto di una futura revisione attraverso la dettatura vocale al computer, prendendo come riferimento la pagina che avevo precedentemente preparato stenografando in Teeline durante la riunione. Questo è un sistema estremamente importante in quanto permette ulteriormente di limitare i tempi di digitazione ed arrivare a processi quasi istantanei a velocità del parlato, quindi ben oltre le 100 parole al minuto, quando invece con una tastiera per quanto ci si possa impegnare, se non si è dei competitori sportivi professionisti nella digitazione ad alta velocità, difficilmente si riescono a superare le 50-60 parole al minuto che è già una velocità piuttosto alta, la gran parte delle persone digita 20-30 parole al minuto, quindi un qualsiasi sistema di dettatura permette almeno per la maggior parte delle persone di quadruplicare la velocità di inserimento dei testi all’interno di un elaboratore.
Il pomeriggio
Non è che io abbia fatto poco durante la mattinata, ma nel pomeriggio sono previsti degli esami proctored, ovvero gli esami per i piloti di droni secondo le previsioni della normativa europea.
Questo purtroppo comporta un grande rallentamento in termini di operatività, perché è necessario presidiare l’intera sessione di esami e spesso può diventare molto lunga.
Il pomeriggio pertanto non è particolarmente emozionante o pieno di attività, proprio perché è soltanto mirato al poter permettere il superamento degli esami da parte dei piloti, obiettivo per il quale tutto ciò che possiamo fare è renderli nel modo migliore possibile a loro agio durante la sessione.
Nonostante alcune interpretazioni regolamentari quantomeno fraudolente da parte di alcuni stati europei, non c’è alcuna possibilità di aiutare o suggerire in nessun modo ai piloti quello che dovranno rispondere alle domande dell’esame.
Proprio per questo motivo la sessione di esami proctored è estremamente importante, in quanto è il momento nel quale l’autorità aeronautica, attraverso l’operato dei centri dell’addestramento, verifica le conoscenze teoriche degli stessi.
Non sono esami particolarmente difficili, ma solo per chi è riuscito a studiare adeguatamente sia la normativa sia la parte tecnica. Ecco perché, dopo una mattinata del genere, mi aspettano parecchie ore alla scuola, sperando in un buon risultato.
In conclusione
Non che tutte le giornate siano così, ma questa è stata particolarmente produttiva.
È opportuno cercare, per quanto possibile, di non correre se non strettamente necessario, ma allo stesso tempo è fondamentale oggi più che mai cercare di ridurre le cose noiose che possiamo lasciare oggi ai computer e domani certamente ai robot.
Per dedicarci a quanto più possibile sia necessario realizzare attraverso gli obiettivi della propria mente e la funzione soprattutto della propria mente, lasciando quindi tutto ciò che è:
- Ripetitivo
- Noioso
- Tendenzialmente spiacevole
alle macchine.